Archivi tag: prima puntata

Equilibrium – 1.4 – Poisha

Poisha cresceva. Era bella agli occhi dei Munshan, come un umano non potrebbe mai comprendere. A soli dieci anni era la femmina più corteggiata del villaggio, creando una gran confusione ed una grande agitazione per la sua mamma. Questo perché, a dieci anni, la piccola umana sembrava in altezza e curve una donna matura, per il metro Munshan. Anche se le similitudini erano davvero poche. Ma in primo luogo bisogna comprendere che tutti i Munshan avevano dei tratti delicati; la pelle di un colorito leggermente verdognolo, i loro occhi erano di colore blu, viola oppure verde e quasi tutti avevano i capelli color del miele, con qualche rara eccezione di capelli color turchese. Le loro orecchie erano leggermente a punta e le femmine erano difficilmente distinguibili dai maschi, per chi non fosse della stessa loro specie. In generale, erano tutti molto simili gli uni con gli altri.
Sicché il loro metro di bellezza risiedeva proprio nelle ricerca della diversità. Il fatto che fossero quasi del tutto simili fra loro, rendeva la ricerca maniacale del particolare di differenza quello sul quale generazioni di amanti avevano investito fiumi di parole in poesia, canti, ballate.

Poisha aveva tratti marcati e la pelle di colore dell’ebano. Aveva occhi, e capelli, scuri come la notte senza stelle. E quando sorrideva, illuminava chi gli stava accanto come la luce di cento torce.

Era cresciuta forte, e robusta, come nessuno degli altri bambini del villaggio avrebbe mai potuto essere. E nessuno osava sfidarla in giochi che comportassero l’uso della forza.

Già da qualche anno Namiah aveva rinunciato a spazzolarle i capelli, che non si lasciavano domare come quelli delle sue nipotine. Sicché la mamma di Poisha, ogni sera, ne faceva mille piccole treccine con i fiori del bosco, e Poisha sempre profumava come la primavera, tanto amata dagli abitanti di Shka.

Namiah comprese presto che la sua bambina aveva una buona predisposizione per comprendere il linguaggio degli Spiriti che albergano le Cose, e trasmise presto le sue conoscenze alla piccola.

Insegnò con pazienza ed amore a Poisha come sedurre il Fuoco, piegare al proprio volere la Terra, giocare con l’Aria e stringere amicizia con l’Acqua. Spiegò che ogni richiesta alla Natura richiedeva qualcosa in cambio, e si spese nell’inculcare alla bimba che ogni azione compiuta porta sempre un costo ed una conseguenza, necessari a mantenere l’Equilibrio.

Gomho quando veniva al villaggio, soprattutto nei cambi di stagione, portava sempre qualche regalino speciale, di nascosto, alla “sua piccina”. Namiah lo sapeva, ma faceva finta di niente, perché evidentemente lo gnomo si vergognava di quel sentimento di affetto paterno. Poisha chiamava Gomho nonno, il quale dava pubblicamente segni di fastidio per quel tipo di “smancerie”. Tuttavia da quando la bimba era stata consegnata a Namiah, le sue visite non erano più tanto rade.

Al compimento del suo tredicesimo anno, fu Gomho a rassicurare la piccola e la mamma su quanto era accaduto circa le perdite di sangue della piccina, spiegando che era del tutto normale per gli umani e che indicava l’ingresso della piccola nella maggiore età.

Quell’anno, cominciarono anche altre cose…

Il lago di Malkath
Il lago di Malkath

Equilibrium – 1 – Ora. Dopo tutto.

Guardava lo stretto sentiero che conduceva verso l’estremità del picco, verso l’antica, tetra fortezza, che dominava dall’alto quella valle riarsa e desolata.

Tetra, eppure invitante. Invitante in quella quiete irreale che spingeva alla fuga, ma che urlava, allo stesso tempo, un richiamo silenzioso e irresistibile. Nel brusio del vento.

Il cielo scuro come quelle mura era illuminato a sprazzi dal debole bagliore di lampi lontani. Ecco, quel brontolio distante era l’agitato rifiuto, la paura nascosta, il sospiro di un avvertimento. Eppure. Eppure era quel sentiero che doveva salire. Ora. Dopo tutto.

La Rocca
La Rocca