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La democrazia opinabile

Roma, 8 luglio 2013 

Facciamo un breve riassunto della storia recente dell’Egitto. Dopo una vera e propria rivoluzione dal basso, l’Egitto elegge una costituente e relativa costituzione, ponendo fine al regime dittatoriale gestito dall’esercito e da Mubarak. Il processo a Mubarak è ancora in corso, ma l’esercito è stato frettolosamente assolto dai media occidentali e in parte anche dagli egiziani perché alla fine “si è schierato dalla parte giusta”.
Ma l’esercito la costituzione l’annulla, vuole essere lui il “garante” di elezioni democratiche, che alla fine comunque si celebrano.
Dopo neanche un anno il presidente legittimamente eletto viene deposto, sempre dall’esercito, sulla scorta di alcune manifestazioni di piazza e senza chiarire bene perché, a parte la scomoda tendenza del presidente al riformulare una costituzione che rimuovesse i super-poteri all’esercito stesso. A questo scempio rimaneva superstite un parlamento democraticamente eletto. Ma pure quello dopo pochi giorni è stato sciolto. E vengono arrestati tutti i leader dei fratelli musulmani, il partito di maggioranza del deposto presidente.
Insomma, un Golpe militare. Ma per i media occidentali, lo avrete notato, è un “golpe buono”, perché mette alla porta un governo che non ci piace, troppo islamico.
E mentre i nostri media “ci vanno cauti” con la parola “golpe”, i media egiziani che non sono allineati vengono chiusi e i giornalisti arrestati (anche qualche giornalista estero a dire il vero, qui e la’, i pochi che raccontano davvero come stanno le cose).
E’ la filosofia tutta occidentale della “democrazia opinabile”, quella che esportiamo con le bombe e solo dove ci serve davvero.
Esportiamo questa “democrazia” dove serve all’occidente in generale, ma agli USA in particolare (che pagano 1,5 miliardi all’anno l’esercito egiziano, tanto per dire).
Questa storia non è nuova, basta ricordare ad esempio l’Algeria, ma insomma la differenza di quest’ultima puntata è che ormai l’uso diventa norma e, soprattutto, viene eticamente giustificata da una posizione filosofica decisamente affascinante nella sua evoluzione velocissima e pervicace.
Infatti di colpi di stato, manipolazioni di stati esteri, ecc. la storia moderna ne e’ colma; ma si faceva tutto con un minimo di pudore: insomma, si sapeva di farla sporca.
La CIA era brutta e cattiva anche per gli americani, una specie di male necessario per proteggere la vera democrazia, quella all’interno dei propri confini. La novità la introduce la famiglia Bush, la “guerra giusta” e poi la “guerra preventiva” sono concetti tutti nuovi che diventano inattaccabili per dogma patriottico.
Per carità, questo è il punto dove tocca ribadire che non sono a favore del terrorismo internazionale, dei Nemici della Patria, degli attentati stragisti. Certo però che, per un attimo, provate a mettervi nelle scarpe di quelli a cui la nostra bella “democrazia opinabile” vogliamo imporre.
Ma almeno gli spiegassimo bene la questione prima: “occhio, fai così e così altrimenti ti facciamo un mazzo tanto”. Magari qualche strage e qualche guerra ce la risparmieremmo pure.
Resta sempre in alternativa l’opzione di credere che “la nazione islamica” ci odia perché siamo tutti infedeli.
Mala tempora currunt.