Archivi tag: politica

La democrazia che verrà …

Ho attesa tutta la vita che l’Italia diventasse una democrazia.
Ancora sto aspettando.

Oggi sentiamo i nostri “politici” affermare, senza battere ciglia, che le elezioni sono un inutile spreco di denaro pubblico: in questa situazione “tanto si arriverebbe allo stesso risultato”.

In nome quindi della “stabilità di governo”, utile alla “ripresa economica”, si tentano alleanze sempre più spericolate e fantasiose fra destre, sinistre, centri, ecc.

Tutto, pur di non andare al voto.

“Bisogna prima fare la legge elettorale”. E bisogna anche abolire il Senato, una sovrastruttura costosissima.

Ma allora perché non aboliamo anche la camera? E perché non il governo?

Si auto-incarichi un bravo Amministratore Delegato, che gestisca l’Italia e finalmente con successo il nostro enorme buffo (debito pubblico).

Oppure magari fermiamoci un attimo a riflettere.

Magari la legge elettorale è una scusa dietro la quale si nasconde la totale incompetenza, malafede e incapacità dei nostri sedicenti politici.

Una vera classe dirigente, degna di una vera democrazia, la soluzione al governo la trova in parlamento: sui programmi e sulle cose da fare, indipendentemente dall’esito delle elezioni e della legge elettorale.

E se non sono in grado, si rivà al voto anche 200 volte di seguito, finché i cittadini non trovano l’espressione di rappresentanza adeguata, in grado di fare un vero governo politico.
Ma in questo caso saremmo in una democrazia, dove il costo delle elezioni non sono mai denaro sprecato.

E io sto ancora aspettando.

Giù, nel baratro…

Ho letto il post dell’amica Barbara. Era un post terribile, e bello, che parla di un suo amico 39enne senza lavoro e senza futuro. Ma anche chi lavora, della mia generazione, alla fine oggi vive per lavorare piuttosto che il contrario.

Bisognerebbe dire chiaramente, a tutti questi, che non hanno speranze: si rassegnino.
Per loro è troppo tardi: meglio espatriare, in ogni caso; fosse anche solo per fare il cameriere.
La politica di loro non si occuperà mai, e anche se si occupasse davvero dei problemi della mia generazione, sarebbero soluzioni efficaci per le prossime e non per la loro.
La mia generazione è definitivamente fottuta.
Ma c’è un motivo: ci siamo lasciati fottere.
Da parte mia, mi sono chiesto come mai non mi sono occupato più di politica.
E’ un pò che ci penso.
La mia amica Melania me lo ripete spesso “dovresti entrare tu, in politica”.
Io la politica l’ho conosciuto giovanissimo. Ero uno di quelli che da adolescente vuole cambiare il mondo ed è anche convinto di poterlo fare. Circoli vari, rapresentante al consiglio di istituto a 15 anni, a 17 in circoscrizione: un talento naturale.
Poi ho smesso, perché improvvisamente ho capito che non c’era speranza.
Mi ricordo ad esempio un’assemblea studentesca, di quelle che ancora si riuscivano a fare alla fine degli anni ottanta, dove però tutti si aspettavano che facessi io quello che dovevano fare loro: incazzarsi.
Così fra ignavia e sbattimenti vari (eh, gli anni ottanta ci siamo divertiti mica poco), ci hanno tolto tutti i diritti senza che nessuno battesse ciglio … a parte i soliti quattro gatti (veterocomunisti, zecche, esagitati, esaltati … ecc.)
La sinistra è sparita in un lampo e oggi abbiamo solo sfumature di destra (se qualcuno mi fa la battuta che il PD è di sinistra, vi avverto che ormai la cosa non fa più neanche ridere).
Abbiamo permesso che le parole perdessero significato. Ideologia è diventata una parolaccia: meglio il vuoto pneumatico del grande fratello, che ti insegna (geniale) come in realtà ti arriverà tutto, e tutto ti si deve in quanto semplicemente esisti: nessun vero impegno, nessuno sforzo, nessuna idea, nessuna etica del lavoro.
L’Italia, una Repubblica basata sul lavoro … bah!
Poi a un certo punto qualcuno si è anche un po’ incazzato, eh, ma era troppo tardi: bloccati in uno sforzo di sopravvivenza, e di vivere alla giornata, ci si incazza e ci si indigna cinque minuti prima di andare a dormire, che domani tocca alzarsi presto. E via. Via un altro diritto, via un altro po’ di welfare, di scuola pubblica, di sanità, di diritti al lavoro.
All’inizio degli anni novanta un po’ ci siamo illusi, con tangentopoli e le rivincite contro le mafie. Poi è arrivata la strage di Falcone e Forza Italia. Mi hanno risvegliato, e mi sono ricordato in che Paese vivo.
Ho iniziato a lavorare che avevo sedici anni. Ho iniziato a fare l’imprenditore a ventitre anni e per venti anni ad oggi, togliendoci una parentesi di qualche anno come consulente. Nella mia vita sono passate una crisi economica dopo l’altra, con una classe politica che in generale ha saputo solo arricchire se stessa, i partiti, i loro amici, scordandosi anche i concetti base del bullo di strada e degli strozzini: se ammazzi la vittima, poi non ti paga più nessuno.
E intanto siamo giù, nel baratro. Altro che “camminare sull’orlo”. Il venticello che sentite sulla faccia non è la fresca aria di nuovo, ma effetto dell’accelerazione gravitazionale: stiamo precipitando. Mi ricordo un film, dove il tipo precipitava da un palazzo e diceva a se stesso ”per ora tutto bene”. Alla fine però sentiremo il botto, più o meno terribile, e poi chissà…
Della mia generazione ormai non ci si fa più niente: chi può scappi, davvero! fatelo il prima possibile. A quelli invece che hanno meno di vent’anni suggerisco di incazzarsi come noi non siamo stati capaci di fare, e combattere per un futuro. Perché al momento il vostro futuro non ve lo garantisce nessuno. Anzi, questi mostri decrepiti che si azzannano ancora per le briciole rimaste del nostro Paese, saranno implacabili nel tentare di appropriasi anche dei resti maciullati dopo lo schianto.

La fatica dell’ovvio

Spieghiamo l’ovvio, ovvero perché il ministro della giustizia deve dimettersi:
1) perché un ministro (della giustizia!) non può intrattenere rapporti amichevoli con ambienti compromessi e addirittura con parenti di persone sotto provvedimenti giudiziari;
2) perché un ministro non può mettersi a disposizone di nessuno, tanto meno di parenti di  latitanti, ma deve essere a disposizione di tutti gli italiani esercitando la sua funzione possibilmente dando lustro e decoro alla stessa;
3) perché un ministro, se la giustizia non funziona, si adopera per risolvere in tempi possibilmente rapidi i difetti rilevati e non raccomanda personalmente decine o centinaia di casi rivendicando il proprio diritto ad “interventi umanitari”;
4) perché se hai sbagliato in buona fede, ti dimetti di corsa per evitare che si dica che “fanno tutti così”, che “è uguale ad altre telefonate”, ecc. ecc., alimentando la cultura del “tutti colpevoli, tutti innocenti” sciagura primaria del berlusconismo;
5) perché ognuno di questi episodi e’ un altro passo verso il definitivo ed irreversibile sfascio del nostro Paese.

La democrazia opinabile

Roma, 8 luglio 2013 

Facciamo un breve riassunto della storia recente dell’Egitto. Dopo una vera e propria rivoluzione dal basso, l’Egitto elegge una costituente e relativa costituzione, ponendo fine al regime dittatoriale gestito dall’esercito e da Mubarak. Il processo a Mubarak è ancora in corso, ma l’esercito è stato frettolosamente assolto dai media occidentali e in parte anche dagli egiziani perché alla fine “si è schierato dalla parte giusta”.
Ma l’esercito la costituzione l’annulla, vuole essere lui il “garante” di elezioni democratiche, che alla fine comunque si celebrano.
Dopo neanche un anno il presidente legittimamente eletto viene deposto, sempre dall’esercito, sulla scorta di alcune manifestazioni di piazza e senza chiarire bene perché, a parte la scomoda tendenza del presidente al riformulare una costituzione che rimuovesse i super-poteri all’esercito stesso. A questo scempio rimaneva superstite un parlamento democraticamente eletto. Ma pure quello dopo pochi giorni è stato sciolto. E vengono arrestati tutti i leader dei fratelli musulmani, il partito di maggioranza del deposto presidente.
Insomma, un Golpe militare. Ma per i media occidentali, lo avrete notato, è un “golpe buono”, perché mette alla porta un governo che non ci piace, troppo islamico.
E mentre i nostri media “ci vanno cauti” con la parola “golpe”, i media egiziani che non sono allineati vengono chiusi e i giornalisti arrestati (anche qualche giornalista estero a dire il vero, qui e la’, i pochi che raccontano davvero come stanno le cose).
E’ la filosofia tutta occidentale della “democrazia opinabile”, quella che esportiamo con le bombe e solo dove ci serve davvero.
Esportiamo questa “democrazia” dove serve all’occidente in generale, ma agli USA in particolare (che pagano 1,5 miliardi all’anno l’esercito egiziano, tanto per dire).
Questa storia non è nuova, basta ricordare ad esempio l’Algeria, ma insomma la differenza di quest’ultima puntata è che ormai l’uso diventa norma e, soprattutto, viene eticamente giustificata da una posizione filosofica decisamente affascinante nella sua evoluzione velocissima e pervicace.
Infatti di colpi di stato, manipolazioni di stati esteri, ecc. la storia moderna ne e’ colma; ma si faceva tutto con un minimo di pudore: insomma, si sapeva di farla sporca.
La CIA era brutta e cattiva anche per gli americani, una specie di male necessario per proteggere la vera democrazia, quella all’interno dei propri confini. La novità la introduce la famiglia Bush, la “guerra giusta” e poi la “guerra preventiva” sono concetti tutti nuovi che diventano inattaccabili per dogma patriottico.
Per carità, questo è il punto dove tocca ribadire che non sono a favore del terrorismo internazionale, dei Nemici della Patria, degli attentati stragisti. Certo però che, per un attimo, provate a mettervi nelle scarpe di quelli a cui la nostra bella “democrazia opinabile” vogliamo imporre.
Ma almeno gli spiegassimo bene la questione prima: “occhio, fai così e così altrimenti ti facciamo un mazzo tanto”. Magari qualche strage e qualche guerra ce la risparmieremmo pure.
Resta sempre in alternativa l’opzione di credere che “la nazione islamica” ci odia perché siamo tutti infedeli.
Mala tempora currunt.