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Equilibrium – 2.5 – La fortezza di Arkam

Immaginate. Oh, si, vi prego … immaginate!
Chiudete gli occhi, liberate la mente da ogni altro pensiero … e immaginate.

Immaginate un cielo cremisi di nuvole basse, un rosso intenso come il rosso del sangue … nuvole nere, lunghe, e sottili come artigli, che si stendono attraverso i picchi acuti di scure montagne vulcaniche, di roccia nerastra. Si, vi prego … chiudete gli occhi solo un momento e immaginate.

Se riuscite in questo potrete volare dall’alto attorno a quei picchi e, con la vostra mente, potrete vedere quello che i terribili e crudeli Draghi Rossi vedono.

Perché scura, invitta, salda e impenetrabile, della stessa pietra delle montagne ed in esse incastonata sta l’incredibile ed antichissima Fortezza di Arkam.
I mille fuochi che escono in lava fusa attorno ad essa creano una nebbia grigiastra e bollente, che si incontra e si fonde con le nuvole troppo basse per quelle incredibili montagne.
Se immaginate tutto questo, avrete solo una piccola porzione dell’emozione che una spettacolo simile genera in ogni essere vivente che abbia avuto la ventura di mirare dal vero quello spettacolo.

Le mura immense di nera pietra, a picco, che muoiono nei costoni di roccia.
I merli alti e squadrati, con piccole fessure a dividerli.
E’ sui quei picchi impossibili, dentro la Tetra Fortezza, che sono le Guardie Nere ed il loro terribile Comandante. Il Gran Sacerdote di Danath, il Dio della Morte.
Rinchiusi nella Fortezza, assediati dai Draghi, in volontario esilio nelle Nere Aul in attesa del ritorno del Prescelto, del loro Condottiero, del Gork.

E’ così che Gromho raccontava ai Mushan dei Monti Arkam e della misteriosa Fortezza in essi celata. La fantasia fervida dei suoi piccoli amici certo poteva molto, ma lo gnomo aveva davvero visto, con i suoi occhi, quei luoghi. Ci era stato oltre quaranta anni prima, in una disastrosa missione diplomatica. Era andato a parlamentare con il borioso ed arrogante Mathmak, già grande Sacerdote e Chierico di Corte, per cercare di recuperare senza esito lui e le sue Guardie Nere al giuramento dato all’Impero
E lui sapeva bene che nessuna fantasia, per quanto fervida, poteva davvero immaginare quel paesaggio alieno.

Ora vecchio, in tetra solitudine, consumato dal suo odio per le creature che camminano e strisciano sotto il cielo, Mathmak passava le sue giornate in ottuse meditazioni nel tentativo di recuperare a se l’antico Potere del Dio della Morte.

Ma lui non era il Prescelto, non era un Gork. Portava un titolo usurpato ed il suo potere era sparito con gli anni assieme alla sua salute. La mente contorta dall’odio e dall’invidia lo aveva reso ancora più crudele e le Guardie Nere negli anni si erano trasformate in tetri automi soggiogati da un oscuro Disegno, cristallizzati in un’attesa che era un Limbo. Essi non erano invecchiati, ma non erano neanche realmente vivi. Restavano sospesi a metà fra il nostro Piano di esistenza ed il misterioso Piano delle Ombre, in attesa del loro Messia.

Gli Umani e gli altri esseri che avevano avuto la sventura di servire nel Seguito del Chierico, ora nella Fortezza, negli anni, erano stati ugualmente corrotti. Da quel luogo e dal Potere Oscuro che Mathmak praticava. Avevano perduto la propria ragione, contorto il loro aspetto, ed erano ora i Servi dissennati del loro Signore che su di essi sfogava la sua frustrazione, il suo rancore, la sua crudeltà nera.

Eppure questo luogo di tormento e di follia, che sembrava essere sospeso in un tempo eterno ed esterno al Mondo, eppure questo luogo venne scosso.

Un giorno, come predetto, i Sigilli vennero infranti. Un Potere Antico venne richiamato e fu liberato, e le Guardie Nere interruppero il loro Sonno senza sogni.

I Luogotenenti si presentarono a Mathmak, che non poté negare loro quello che era accaduto. La Profezia era disvelata. Il Tempo era cominciato.
Le Guardie Nere lasciarono la Fortezza e i monti Arkam, alla ricerca del Nuovo Avvento.

Mathmak rimasto solo, contorto mostro morente, cieco di furia ed invidia, sentì il proprio potere lentamente ripristinarsi.
La Pazzia era alle porte, ma il Grande Sacerdote non avrebbe lasciato irriso il passo ad un nuovo Gork. Lui doveva essere il Prescelto.
Lui o nessun altro.
Chiamò a raccolta i suoi mostruosi Servitori, e prima di cedere la sua Anima e la sua residua Vita al Potere Oscuro disse:
– E’ tempo che io vi liberi, perché ora più Grande Servigio vi sarà richiesto.
E contravvenendo a tutti i precetti dei suoi Antichi Maestri, ruppe l’Equilibrio ed il Patto che tiene separato il nostro Mondo Materiale da quello Oscuro, delle Ombre, luogo di esseri innominabili che in tempi remoti vi furono imprigionati.

La Fortezza di Arkam
La Fortezza di Arkam

Riprendiamo con calma

Mi scuso con tutti quelli che stavano seguendo le puntate del romanzo, per la lunga latitanza.

Dopo le feste, ho avuto un riavvio di lavoro piuttosto intenso; eh… si sa che il lavoro abbrutisce, altro che nobilitare!
Cercherò ora di riprendere la revisione del romanzo e, soprattutto, di pubblicare più spesso le puntate.

Buona lettura a tutti.

Equilibrium – 1 – Ora. Dopo tutto.

Guardava lo stretto sentiero che conduceva verso l’estremità del picco, verso l’antica, tetra fortezza, che dominava dall’alto quella valle riarsa e desolata.

Tetra, eppure invitante. Invitante in quella quiete irreale che spingeva alla fuga, ma che urlava, allo stesso tempo, un richiamo silenzioso e irresistibile. Nel brusio del vento.

Il cielo scuro come quelle mura era illuminato a sprazzi dal debole bagliore di lampi lontani. Ecco, quel brontolio distante era l’agitato rifiuto, la paura nascosta, il sospiro di un avvertimento. Eppure. Eppure era quel sentiero che doveva salire. Ora. Dopo tutto.

La Rocca
La Rocca