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Equilibrium 3.1 – Imboscata

Era ormai la luce che precedeva il tramonto; dopo alcune ore, Villon mosse il suo cavallo accanto allo gnomo e senza tanti giri di parole chiese:

<< Vecchio, perché abbiamo lasciato la Grande Strada e deviamo lungo questa mulattiera, verso est? non dovevamo passare da Kolmiki?>>

Gromho sapeva che ad un certo punto avrebbe dovuto dare spiegazioni sulla vera natura del loro viaggio, ma non aveva ancora trovato il modo giusto per farlo, sicché ora era rimasto con il sopracciglio alzato e la pipa fumante fra le mani, perché davvero non sapeva cosa dire.

Si erano infatti lasciati alle spalle la vecchia strada Imperiale e si intravedeva già il limitare del bosco di Dalkath. Questa fitta parte del bosco, a nord del fiume, veniva chiamata già a quell’epoca “foresta di Malkath”.

Gromho aveva pagato bene i suoi informatori al Piccolo Villaggio, per ottenere le indicazioni necessarie a raggiungere il campo degli Schiavisti. In quei tempi la schiavitù era per lo più tollerata, nei Regni, ma per molte regioni restava una pratica comuqnue illegale. Inoltre, con il moltiplicarsi delle milizie, gli Schiavisti si erano fatti prudenti e spostavano il loro campo molto più spesso di un tempo. Ma chi doveva trovarli sapeva sempre come, e l’Oro era un buon mezzo per procurarsi tale informazione.

Stava ancora mordicchiando nervosamente la sua pipa, alla ricerca delle giuste parole, quando un sibilo ringhioso in lingua elfica indusse tutti a fermarsi.

La mezz’elfa aveva imbracciato l’arco e facendo un cenno con il mento, puntava un’area leggermente più a nord della linea della loro strada. Da lì, si levava una nuvola di polvere. Ora anche Gromho sentiva le urla cupe e disarticolate , che non conosceva da molto tempo… era un gruppo di Barcar!

I Barcar erano umanoidi ripugnanti, più simili nelle fattezze ad un peloso cinghiale bipede che ad un essere umano, a dire il vero.
In genere si muovevano a branco e si comportavano come le cavallette, devastando rapidamente tutto quello che incontravano per poi riparare nei loro covi-tane. Allevavano una specie di mostro-lupo, una qualche bestia contorta e mutante residuo delle Antiche Guerre, per usarli come cavalcatura e come arma di assalto.

Ma erano praticamente estinti, da diversi anni, e comunque non se ne vedeva un intero branco cavalcare mostro-lupi da almeno un ventennio.

Da quella distanza assurda, Amberlan cominciò a scoccare frecce. Contro ogni previsione, le frecce volavano fino a scomparire nella nuvola di polvere ad una velocità incredibile, e raggiungevano i loro bersagli. Ora tutti potevano osservare il gruppo di Barcar che si avvicinava velocemente a dorso delle strane cavalcature simili a grossi lupi deformi. Erano almeno una trentina, anche se alcuni di loro erano già caduti sotto i colpi dell’arciera. Le cavalcature prive di cavaliere, tuttavia, continuavano la loro corsa in modo anche più forsennato, assieme al resto dell’orda.

Gromho era visibilmente sconvolto e Namiah ebbe paura. Non aveva mai visto simili creature ma ne colse subito l’estraneità agli Spiriti e la loro natura contorta, malevola. La stessa terra che calpestavano, con le loro cavalcature immonde, protestava per quella violazione. Alcuni di loro portavano stendardi e vessilli neri con il simbolo in rosso della Montagna e della Torre. La Mushan ebbe un sobbalzo, perché riconobbe quei simboli dalle favole del vecchio gnomo, quando raccontava della Montagna e del Vulcano: erano le insegne di Arkam !

Una specie di ruggito si alzò, seguito da una risata piena e fragorosa: il gigantesco guerriero aveva gettato le sacche a terra, per poi lanciare la sua cavalcatura verso l’orda degli assalitori. Teneva l’enorme spadone in direzione della galoppata, lo scudo imponente bloccato al suo fianco. La luce del tramonto illuminava il metallo della sua armatura, creando una specie di florescenza, attorno a Gromak. Il Paladino invocava la protezione della sua Dea, Zurkul la danzatrice, e ne percepiva la benevolenza .

Vedendo partire sparato il paladino pazzo, direttamente verso il gruppo di Barcar in avvicinamento, Zunnhar a sua volta gettò a terra le sacche e spronò la sua cavalcatura, liberando la pesante mazza-ferrata. In cuor suo dubitava molto che ne sarebbero usciti vivi, ma pensava che al peggio avrebbero rallentato la corsa furiosa di quegli esseri, dando un po’ di vantaggio al resto di loro, tanto da poter darsi alla fuga. Fece uno dei suoi ghigni tristi, pensando che davvero di tutte le cose che aveva immaginato, quella era di sicuro una morte che non aveva messo in conto nella sua lista delle possibilità.

Erano troppo distanti ormai dalla Strada, e in campo aperto non avrebbero avuto scampo: Villon saltò a cassetta sul carro, strappando di mano allo gnomo le briglie, e frustò furiosamente i poveri pony. La loro unica speranza era quella di raggiunger il bosco e costringere gli assalitori ad uno scontro campale su terreno favorevole. A terra, ne era certo, e con gli alberi attorno a loro, neanche una dozzina di quella specie di mostri contorti potevano competere con una lama bilanciata. Se Zunnhar e Gromok ne stendevano almeno una decina prima di tirare le cuoia, forse se la sarebbero cavata.

Amberlan cavalcava accanto a loro. Teneva le briglie con i denti, tirando di tanto in tanto una freccia verso i cavalcalupi che si avvicinavano di più. Il carro infatti era esasperatamente lento e un dozzina di Barcar , che si erano staccati dal mucchio principale, li stavano praticamente raggiungendo.

***

Villon non riusciava a trattenere una specie di risatina isterica.
Si trovava a fronteggiare quella specie di mostri, che probabilmente lo avrebbero ucciso, lui che era di sicuro una delle migliori lame di Harn. Avrebbe potuto fronteggiar da solo orde di Barcar. Ghignò di nuovo, pensando ai cinque che aveva ucciso prima ancora che cercassero di colpirlo. Aveva davvero sperato di cavarsela, all’inizio, finché da tutte le direzioni non avevano cominciato a spuntare fuori quelle belve immonde che loro usavano come cavalcature. Aveva ucciso la prima bestia con difficoltà, colpendola ripetutamente negli occhi. Ma ora ne erano spuntate fuori tre insieme, da tre diverse direzioni, e sentiva i rumori attorno: ce ne erano altre.

Schivare e colpire, schivare e colpire… La sua spada dalla lama stretta aveva poca efficacia sulla pelle di quei mostri, e le sue forze andavano scemando. Presto avrebbe commesso un errore per stanchezza, e le fauci delle fiere avrebbero avuto la sua carne come compenso.

Si sorprese a pensare cosa ne fosse stato degli altri. Il carro si era rovesciato al limitare del bosco, ed era riuscito a saltare giù incolume per correre poi quanto più velocemente possibile verso il riparo della Selva. Aveva forse intravisto lo gnomo, bloccato nella caduta sotto la fiancata, ma non aveva visto che cosa fosse stato della strana fatina e dell’elfa scorbutica.

In realtà, aveva sperato che tenessero occupati gli inseguitori abbastanza tempo per poter prendere un certo margine e fuggire nel fitto, ma non era stato così fortunato. Fece ora un ghigno amaro, pensando che in realtà la sua fortuna si era già esaurita già da tempo.

Di nuovo uno dei mostri-lupo tentò di afferrarlo con le fauci, in un balzo repentino, ma Villon schivò affondando ancora una volta nell’occhio destro del mostro la sua spada.

Si, sarebbe morto questa volta.
Ma qualche altro mostro prima di lui, di certo.

***

Zunnhar aveva sentito diverse storie sul “paladino pazzo”, ma vederlo in azione dal vivo era tutt’altra cosa. La sua carica si era incuneata direttamente nel folto degli attaccanti, travolgendo diversi Barcar, con fracasso e grugniti decisamente inumani ad accompagnare la scena.
Spruzzi di sangue nerastro schizzarono in aria, fino a quando il cavallo del paladino venne atterrato. Il possente umano saltò via dalla sella prima che il cavallo cadesse, non senza menare un terribile fendente. Il suo colpo spaccò letteralmente in due uno dei mostri-lupo e il suo cavaliere.
Diversi aggressori continuarono la loro corsa verso il carro che fuggiva in lontananza, ma una dozzina di essi si era fermato e ora stavano cercando di circondare il paladino, che continuava a menare fendenti con l’enorme spadone a destra e manca.
Altro sangue nero venne versato prima che Zunnhar potesse raggiungere l’umano nella mischia. Roteando la mazza ferrata caricò uno dei Barcar che lo circondavano, devastandone la mascella e facendolo volare giù dalla sua mostruosa cavalcatura.
Il mostro-lupo, privo del suo cavaliere, morse ferocemente alla gola il cavallo di Zunnhar, costringendolo quindi a saltare giù di sella rapidamente. Riuscì comunque a ricongiungersi al paladino, poggiandosi alle possenti spalle dell’umano contò rapidamente i nemici d’intorno a loro. Erano solo otto, ora, e improvvisamente sopravvivere non gli sembrò cosa del tutto impossibile.

 

Gromak
Gromak